Jan. 15, 2007 - L'ultimo viaggio.
Mio nonno lo conoscevano in pochi.
Era una persona schiva, che si faceva i fatti suoi.
E poi non era originario di qui, lui era di Milano.
La bara ci aspettava nella chiesa fredda e silenziosa. Io in chiesa ci vado molto poco.. non per motivi di fede, ma per motivi di comodità immagino.
Ci vado quando proprio devo, un po' come per l'ospedale.
Meglio andare in ospedale o in chiesa? Dipende.
Fortunatamente non sono molto pratico di ospedali. E nemmeno di chiese, di funzioni religiose che siano matrimoni o funerali.
Fatto sta che a me i funerali mettono un po' a disagio. I funerali e tutto quello che ci sta attorno, prima e dopo.... ma soprattutto prima.
Le persone che ti fanno le condoglianze... persone che a volte nemmeno conosci, o che conosci solo di nome.
Persone che magari fino al giorno prima manco le salutavi se le vedevi per strada... ricambiato ovviamente.
Persone che spesso e volentieri mentre sono li pensano a tutt'altro; alla moglie che li tradisce, a dove andare in ferie, a quella stronza della vicina di casa, al finanziamento della macchina.
Pure l'idea di far visita ai cari di qualcuno che è morto mi mette a disagio... non si sa mai che dire, cosa fare.
Se non sono persone con cui c'è sempre stato un contatto, si finisce per perdersi nelle solite banalità.
Era buono, bravo. Onesto. Generalmente sono cazzate.
Gli volevano tutti bene... e questa è la cazzata che va per la maggiore, oltre che la più grossa.
Sarà per questo che sono stato a pochissimi funerali.
Se appena posso evito. Non per pigrizia, semmai per rispetto.
Guardandomi intorno poco prima dell'inizio della funzione religiosa mi sono accorto che eravamo in pochissimi.
Non che la cosa mi abbia meravigliato... tutt'altro. Anzi per dirla tutta sono venute pure persone che non mi aspettavo venissero.
Questa cosa mi ha fatto riflettere e anche un po' sorridere.
Un drappello di persone in una chiesa non si comporta come tante persone in una chiesa.
Non chiacchierano tra di loro dicendosi cazzate.
Seguono la messa con maggiore partecipazione.
Il motivi sono principalemte due e sono strettamente interconnessi tra di loro: prima cosa, se ci sono poche persone ci sono solo i parenti stretti e gli amici più vicini... i soli che dovrebbero andare ad un funerale.
Seconda cosa, i parenti stretti e gli amici più vicini sono li per partecipare e non per far presenza scaldando semplicemente una panca col culo.
Da un certo punto di vista questo sparuto gruppo di anime -me compreso- raccolte intorno al caro estinto mi mettevano tristezza... come se nessuno s'inculasse il mio povero nonno tranne appunto noi.
Dall'altro mi dicevo che si cazzo... è giusto così, pochi ma buoni. Come una famiglia solo un poco allargata, e gli altri fuori dai piedi.
Del resto a che serve essere in tanti? Ognuno di noi, l'ultimo viaggio se lo farà per conto suo.
Pensando alla morte, così definitiva e inesorabile, quasi mi fa strano rendermi conto che per me è più facile accettare di non vedere più una persona perchè questa è morta piuttosto che non vederla più per qualsiasi altro motivo.
La morte in fondo è una cosa che ha un suo posto preciso nella vita di un uomo e tranne che per qualcuno rappresenta l'ultimo capitolo.
Chi ha preso ha preso e chi ha dato ha dato.
E' una cosa che a chi rimane evita un sacco di domande se solo ha un po' di fede. Certo... se non hai fede sei fottuto immagino.
Pensando alla morte mi rendo conto che evidentemente ho fede, perchè per me è tutto chiaro: se sei stato buono vai in paradiso, se sei stato bastardo bruci all'inferno.
Se qualcuno ti cerca può benissimo trovarti: al cimitero, un luogo dove l'utente non è mai irraggiungibile.
Invece quando perdi le tracce di qualcuno a cui tieni -magari senza nemmeno sapere il perchè- ti fai un sacco di domande; dove sarà? che farà? con chi? starà bene? male? La cosa ridicola è che magari questo è già sottoterra ma non sapendolo tu stai li ancora a farti fumare il cervello.
Se guardiamo le cose sotto questo punto di vista sapere che uno è morto è già una notizia niente male.
Sicurezza. Chiarezza.
E ordine.
Uscendo dalla chiesa il drappello di persone -già misero- si è ancor più assottigliato.
Noi familiari siamo andati al cimitero -solo di passaggio però- mentre gli altri sono andati chi a casa, chi a bere il caffè, altri chissà dove.
E qui mi sorge spontanea un altra osservazione: il dolore e il cordoglio sono sacrosanti, la disperazione la trovo un inutile spreco di energia.
Infatti non biasimo affatto chi dopo essere stato ad un funerale va a farsi una sana trombata al motel: e che cazzo... mica è un delitto, non si può stare in lutto per sempre.
La vita va avanti, anzi... di uno che muore non si dice che è passato a miglior vita? E allora...
E se anche uno volesse rimanere in lutto ed evitare di andare al motel... chi decide per quanto tempo si deve rimanere in lutto?
C'è una tabella? Una legge? Una qualche formula matematica?
Non mi pare.
L'unica cosa che c'è è un "senso del pudore" che nella maggior parte dei casi -non mi riferisco ovviamente ai parenti strettissimi- non è sentito ma imposto; dagli altri... agli altri.
Per me è semplicemente ipocrisia, perchè alle persone bisogna voler bene da vive, inutile piangere quando sono morte.... e io, anche se scrivo queste osservazioni irriverenti, a mio nonno ho voluto bene.
La mia coscienza è a posto.
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